Il Dolore Negato. L’ANaPP sui temi della Fibriomalgie e Dolore Reumatico

“E’ isteria”, era questa la frase con la quale nel passato si “diagnosticava” il malore e il dolore di molte donne tanto da ricoverarle nei mosocomi e nei reparti psichiatrici.

Un dolore che troppo spesso veniva scambiato per psicosomatico propio perchè non riconosciuto era sottovalutato e relegato ad un mero sentire femminile.

Con i dovuti distinguo la stessa sorte, e in tempi più recenti, è toccata al dolore cronico. Malattie come Fibriomalgia e Sindromi Reumatiche portano con sè un carico di sofferenza quotidiana che troppo spesso è stata poco riconosciuta dai medici, così come da psicologi e psicoterapeuti.

E’ proprio a partire dal riconoscimento dell’importanza dell’assunzione in carico di ogni terapeuta di quello che è il Dolore Cronico che ANaPP ( Associazione Nazionale Psicologi e Psicoterapeuti) in collaborazione con ALMAR (Associazione Laziale Malati Reumatici) e AISF (Associazione Italiana Sindrome Fibriomialgica) che a Roma il 16 e 17 settembre scorso si è svolto un Corso di Formazione su questi temi, rivolto a psicologi e psicoterapeuti. Un evento dal repiro Nazionale.

Il Dolore Cronico e la Pandemia

Lo scenario pandemico ha rappresentato un momento critico per tutto il sistema sanitario nazionale e non fanno eccezione i pazienti affetti da dolore cronico legati a diverse patologie. Questi pazienti si sono sentiti trascurati, per non dire dimenticati.

Per dare precedenza alle segnalazioni da Covid-19 molti presidi ospedalieri si sono trovati nella condizione di dover scegliere quali pazienti accogliere.

E’ intuibile, quindi, come il paziente con dolore in fase acuta abbia vissuto tutto questo come ultimo atto di una storia costellata da una sottovalutazione e mancato ascolto.

Nei due giorni di formazione un dato è emerso con nettezza: il dolore cronico è invalidante. Impatta sulla vita sociale, sulla vita sessuale, sulla progettualità di diventare genitori. Solo per fare alcuni esempi.

La posizione dell’ANaPP

Per questo il fatto che l’Associazione Nazionale Psicologi e Psicoterapeuti abbia voluto non solo patrocinare, ma essere protagonista in questo evento, sottolinea plasticamente il nuovo approccio psico-terapeutico al dolore cronico che si chiede a tutti gli operatori. Ad ogni livello.

La soglia del dolore può variare da paziente a paziente, ma ciò non significa che chi l’abbia più alta non avverta la sofferenza al pari di chi ha un grado di sopportazione più basso.

Accogliere il paziente con un approccio interdisciplinare significa quindi attivare collaborazioni tra medici specialisti, tra lo psicoterapeuta e il reaumatolo e così via.

La persona è una, il suo vissuto non può essere parcellizzato. Le relazioni non sono meno importanti delle attività fisiche, della mobilità, delle attività lavorative.

Il confronto tra associazioni

Importante quindi che attorno allo stesso tavolo si siano incontrate sia le associazioni dei malati che quella di Psicologi e Psicoterapeuti. Segno di un rinnovato dialogo di cui potrenno beneficiare in primis i pazienti.