Ogni inizio è duro e certamente l’inizio della mia carriera non ha fatto eccezione. Se guardo indietro nel tempo, sorrido, quasi con tenerezza verso quella giovane ed entusiasta comunicatrice che dalla sua aveva solo l’entusiasmo, appunto, ma nulla più.
Una delle questioni più difficili, almeno per me, all’inizio era quella di quantificare quanto lavoro ci fosse realmente dietro ad un progetto.
La conversazione tipo era: “Guarda Erica è solo un po’ di Comunicazione…mi serve solo questo!” e la mia risposta era: “Ah ok allora se è così, ok!”
Niente di più sbagliato!
La mia ingenuità mi portava a pensare che se il committente mi rassicurava sul fatto che le sue priorità non erano focalizzate sulla comunicazione dovevo stare tranquilla. Invece al termine del progetto l’unica parola che risuonava nelle conversazioni era: “Erica, insomma, mi aspettavo di più! Alla fine non abbiamo avuto la comunicazione che immaginavo”.
Comunicare un progetto: il minimo per non morire.
Un mio grande mentore, Massimo Petrucci, mi ripeteva di non prendere mai progetti piccoli, perché tanto il lavoro da fare c’è sempre.
Eh si, perché ci sono una serie di ATTIVITÀ DI COMUNICAZIONE che non dipendono dalla grandezza del progetto, ma che sono IMPRESCINDIBILI.
Non importa la natura, la dimensione, la durata e gli stakeholders coinvolti. Ci sono alcuni task che vanno gestiti sempre e comunque. Vanno gestiti anche bene altrimenti tutto va a rotoli!
Vediamo, allora, quali sono questi milestones del nostro lavoro.
- Analisi
Innanzitutto il lavoro di analisi del Prodotto / Servizio / Evento / Progetto. Se non sai per conto di chi tu stia parlando, come fai a comunicare con “la sua voce”? Lo ripeto sempre in aula, non ci si può innamorare di chi non si conosce, e questo vale anche per noi stessi. Dobbiamo sapere bene chi siamo per risultare attraenti per l’altro. Vale nella vita, come nella comunicazione.
Intuite bene che o si tratti di un evento spot, o che sia una comunicazione aziendale questo passaggio non è eludibile.
Sto già avvertendo la vostra obiezione in arrivo. Erica, va bene, ma non è la stessa cosa! Invece la mia esperienza mi ha insegnato che è identico.
Noi che ci occupiamo di comunicazione abbiamo la responsabilità di parlare per i nostri clienti. Anzi, parliamo come se fossimo loro. Abbiamo le password dei loro social, firmiamo i comunicati stampa per loro. In pochi altri casi c’è qualcosa di più intimo di questo.
Dunque capite bene, ad esempio, che occorre assumere quello specifico tono di voce, quel linguaggio caratterizzante, quel ritmo “riconoscibile”.
Purtroppo oggi, proprio perché manca un buon lavoro di analisi, i post sono tutti uguali. Si assomigliano tutti. Possiamo prendere un contenuto x, sostituiamo il nome del brand, e …voilà la frittata è fatta!
- Stabilire gli Obiettivi
Vi ricordate? Mi serve un po’ di comunicazione…per andare dove?
I miei studenti mi prendono in giro, dicono che ripeto in maniera ossessiva la parola “obiettivo” quando insegno Marketing e Comunicazione. Qualcuno di loro si è preso anche la briga di contare quante volte io abbia pronunciato questa parola durante tutto il corso.
Eh si! Senza darsi degli obiettivi si gira a vuoto, si pesta l’acqua. Ci stanchiamo, mettiamo in campo una serie di iniziative e attività, ma poi non andiamo da nessuna parte. Siamo come i criceti nella ruota.
- Darsi delle Strategie
Ora che sai chi sei e hai consapevolezza di dove arrivare non ti resta altro che stabilire il come fare tutto questo.
Che sia la presentazione di un libro, un progetto europeo, la comunicazione di un servizio/prodotto aziendale senza un’adeguata mappa di navigazione corriamo il rischio di parlarci addosso. Di guardarci l’ombelico.
Che il nostro obiettivo sia Attivare Conversazioni sui Social o con gli Stakeholders Istituzionali: saper ideare prima e mettere a terra poi la strategia è di importanza capitale.
Qui sta la bravura del comunicatore, non c’è dubbio. Qui sta la differenza tra il Social Media Management alla “mio cuggino” (con due “g”) e quello di un professionista. Ma qui stanno anche tante e tante ore di lavoro e di analisi degli insights web, delle reazioni o non-reazioni dei nostri interlocutori, etc. etc.
- I report del lavoro svolto
Per citare, indegnamente San Pietro, “occorre dare sempre conto della propria fede”, diciamo del proprio operato.
Sorvolo qui su come, quando e con quali strumenti si possa produrre una reportistica professionale. Dipende da molti fattori non da ultimo da quanto siamo pagati per ogni specifico incarico.
Mi limito a fare un’osservazione abbastanza ovvia. Va da se che tra “è andato tutto bene” a “inviami un report con insight, grafici e numeri e analisi ragionata degli stessi” c’è un abisso anche in termini di monte ore/uomo.
- Le aspettative del Cliente – I Risultati Attesi
Ultimo, ma non da ultimo, per ogni progetto che ci viene affidato dobbiamo fare i conti con le aspettative del cliente/committente. Il giorno dopo non sarà certo lui a ricordarsi che ci aveva chiesto “solo un po’ di comunicazione”.
Il giorno dopo l’unica cosa che importerà e se abbiamo portato a casa i risultati. Se abbiamo coinvolto i giusti Stakeholders, se abbiamo aumentato la visibilità del nostro prodotto/servizio.
Educhiamo allora i nostri clienti/interlocutori che non esiste un progetto qualsiasi in cui la comunicazione non sia il focus!
Nulla esiste se non viene comunicato. Puoi anche fare il viaggio interplanetario del millennio, puoi scoprire il metaverso, ma la tua impresa comincerà a vivere solo quando la notizia raggiungerà il primo lettore, il post il primo like.
5 passaggi, 5 grandi pietre su cui poggiare i nostri passi per guadare il fiume della comunicazione. 5 task per non morire e non soccombere sotto un incarico accettato frettolosamente.