Happiness, Come essere Felice sul Posto di lavoro di Olindo Ianniello e Lara Butti è la lettura che non ti aspetti. Decidi di leggerlo perché sei interessato al tema della Sicurezza sul Posto di Lavoro e – sorprendentemente – ti ritrovi in un racconto di umanità, quasi un telefilm.
Capitolo dopo capitolo, paragrafo dopo paragrafo, il lettore è portato a “sbirciare” le lezioni del formatore Lando – il protagonista – come dal primo piano di una cinepresa. Il lettore si sente accanto al regista della storia.
Lando, il formatore di sicurezza sul lavoro, entra nelle aule non per insegnare, ma per inspirare. Essere Felici sul posto di lavoro non è qualcosa che ti capita, ma – al contrario – qualcosa che tu scegli. Che ogni lavoratore sceglie, singolarmente e come gruppo di lavoro.
Non si può essere felici da soli, ma solo insieme si può essere felici, perché il posto di lavoro è un ecosistema. L’ Azienda, il Capo-Reparto, il Collega, Io…Tessere di puzzle che se non si incastrano, non restituiscono la visione d’insieme. La visione dell’Aquila (leggete il libro e poi capirete!)
Leggere “Happiness” è come sorseggiare un buon bicchiere di vino. La scrittura di Laura Butti e Olindo Iannello scorre via lenta e veloce allo stesso tempo. Niente fronzoli, ma una narrazione autentica che viene dal basso. Generata da una vera esperienza sul campo. Il fatto che Happiness si presenti come uno pseudo-romanzo può ingannare. Ciò che si racconta è vita (aziendale) vera.
Non vi svelo l’ultimo capitolo. Per me è stato come approdare in un porto sicuro dopo una navigazione impegnativa, ma piena di soddisfazione.
Questo libro ci dona un grande insegnamento. La cultura della sicurezza sul posto di lavoro è un sentire comune. È capire che “la spalla non deve tirare”, che mettere un sostegno – seppur provvisorio – può fare la differenza per non farsi male alla mano. È dire senza giudicare, è respirare.
La parola magica è “cultura della sicurezza” non “obbligo”, come pensava un protagonista della storia con l’ansia di terminare il programma degli adempimenti prescritti dalla legge.
Cultura significa che io lavoratore condivido la cura di me e del collega. Obbligo significa che io penso solo alla produzione della linea… Una rivoluzione copernicana soprattutto se pensiamo alle istituzioni pubbliche.
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Buona lettura
Erica!